Alle pendici dell'Etna - Catania, Sicilia - Itinerari
Dove le acque del canale di Sicilia si confondono con quelle dello Ionio e dove i palmeti sventolano sulla Riviera dei Ciclopi, dominata dall’imponente massiccio montuoso dell’Etna e solcata dai corsi d’acqua che scendono dai monti Iblei e dagli Erei, giace la piana di Catania, con la sua Città. Greca, romana, bizantina, spagnola, Catania è dominata, nel bene e nel male, dal Vulcano Etna e sembra volerlo abbracciare con un affetto scomposto. L’itinerario di visita inizia con la scenografica e settecentesca Porta Garibaldi; da qui si arriva in Piazza Federico di Svevia dove si trova il Castello Ursino, della prima metà del Duecento. E' la più antica testimonianza delle residenze aragonesi: nel suo interno ha sede il Museo Comunale. Immancabile una visita alla casa di Giovanni Verga, dove è stato costituito un Museo a lui titolato con una ricchissima biblioteca. Poco distante si apre Piazza del Duomo, punto di confluenza dei principali assi viari. Qui c'è la Cattedrale del XI-XII sec., il cui aspetto attuale è dato dal rifacimento settecentesco. Dedicata a Sant’Agata, patrona della città, fu edificata dal Conte Ruggero sui resti delle terme Achilliane. Via Garibaldi è caratterizzata da un impressionante concentrato di palazzi settecenteschi. Bella la Fontana dell’Amenano, detta “l’acqua a linzolu”, poiché raccoglie le acque del fiume sotterraneo Amenano. Via dei Crociferi è la più suggestiva, monumentale e barocca. Incontriamo: l’Arco di San Benedetto, che la tradizione vuole costruito in una sola notte dai potenti Benedettini; la maestosa chiesa di San Benedetto; la chiesa di San Giuliano della prima metà del ‘700; la chiesa di San Nicolò, settecentesca, la più vasta della Sicilia e mai terminata, con la suggestiva facciata per le possenti colonne rimaste interrotte. Mille tentazioni culinarie: una granita di mandorla o di caffè con panna; un arancino, chiamato al maschile, diversamente al resto della Sicilia dove è femminile; i biscotti “ossa di mortu”, le crispelle di riso ricoperte di miele, le paste di mandorla, la pasta con melanzane e ricotta salata, detta “alla Norma” in omaggio al catanese Vincenzo Bellini... Tutto qui è odore e richiamo a cui è difficile astenersi. Lasciata Catania e diretti nell’entroterra attraverso l’Etnea, arriviamo a Paternò, tipica cittadina sicula la cui economia si basa quasi esclusivamente sulla produzione, raccolta ed esportazione delle arance. Rifondata dai Normanni, ha sviluppato il centro antico a valle di una rupe di basalto: la collina di Paternò è infatti un vulcanello spento che domina l'intera vallata del Simeto. Il castello fu costruito dal conte Ruggero il Normanno nel 1073. Poderosa mole cubica in pietra lavica, con una suggestiva sala d’armi. Al Gran Conte Ruggero il Normanno si deve anche la costruzione della Chiesa madre e del monastero benedettino. La maggior parte degli edifici religiosi sorti sulla collina è anteriore al XVII secolo. E' bellissimo ammirare da qui la Piana di Catania, lo sbocco della Valle del Simeto e lo spettacolo del magnifico Vulcano. Procedendo per la strada che fiancheggia il corso del fiume Simeto, dopo pochi chilometri assai panoramici, ci ritroveremo ad Adrano. Le sue radici affondano addirittura nel Neolitico; i Siculi vi fondarono uno dei centri più importanti dell'intera isola. La città greca Adranon, sorta nel 400 a.C., trae il nome proprio dalla divinità sicula Adranos. Particolarmente interessante è il castello normanno che consigliamo di visitare. Secondo la tradizione anche questo castello fu fondato dal Gran Conte Ruggero, padre di Ruggero II, che nel 1070 aveva riscattato Adrano dalla dominazione araba. È probabile che la costruzione di un preesistente castello si debba agli Arabi. Ospita oggi il Museo Archeologico Etneo con la Pinacoteca, la Galleria d'Arte Contemporanea, il Museo dell'Artigianato e delle Tradizioni Popolari e l'Archivio Storico. Altra visita interessante è il ponte dei Saraceni, così chiamato per tradizione popolare: è un ponte normanno che si trova presso il passo del Pecoraio sul Simeto e mette in comunicazione le due sponde del fiume che altrimenti non sarebbero raggiungibili a causa delle profonde e spaventevoli gole realizzate dal fiume nel corso dei millenni. Risale alla metà del IX secolo: della struttura originaria rimane solo il grande arco di stile gotico. Ogni anno, tra febbraio e marzo, si svolge ad Adrano la "Sagra delle Arance", con degustazioni di frutta, ortaggi, marmellate e dolci. Ricordiamo, infine, un piatto da gustare assolutamente: è la pasta con i "Caliceddi", una squisita verdura che cresce spontanea sul luogo. Sempre presente il vicinissimo vulcano Etna, che domina grandioso il panorama. Da Adrano, eruzioni permettendo, si può puntare decisamente verso la sommità del monte, dove ai boschi e ai pascoli si alternano desolati campi di lava, irti di scorie: un paesaggio lunare, dal fascino senza tempo.
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