Castello Medievale di Caccamo - Caccamo (Palermo), Sicilia - Castelli
Il complesso del Castello, non a torto, dai più è considerato il monumento più rappresentativo di Caccamo. Arroccato sul culmine di una roccia calcarenitica, a 520 m. sul livello del mare, domina la valle dove scorre il fiume S. Leonardo oggi in parte occupata da un bacino artificiale, permettendo di spaziare con lo sguardo, dalle sue torri e terrazze a strapiombo, all’interno dello scenario paesaggistico che si estende dal monte S. Calogero, ad est, alla Rocca di Vicari a sud. Da questa breve descrizione, si intuisce facilmente come la scelta della posizione nella costruzione del maniero sia stata dettata, non solo per proteggere le sorti del sottostante Borgo Medievale, ma rientrava in un più ampio sistema difensivo che vedeva Caccamo quale Posto di Guardia e di Collegamento per le carovane che trasportavano il grano e le merci dall’interno dell’Isola verso l’antica via Marittima Tirrenica, che univa Palermo con Cefalù. Essendo le varie parti, che costituiscono il castello nel suo insieme, state costruite in epoche diverse e poggiando su quote altimetriche differenti nella roccia ciò ha determinato un percorso a spirale che dall’esterno attraverso rampe, corti chiuse ed aperte conduce il visitatore verso la parte interna più antica della rocca. Tra le varie ipotesi delineate nella datazione del I nucleo fortificato, che ha trovato riscontro nel ritrovamento di monete ed armi di quel periodo, anche quella che riconduce alla presenza dei Cartaginesi forse scampati alla disfatta di Himera del 480 a.C. Per quanto riguarda i dati storici documentabili, le prime notizie risalgono al 1094 quando il Conte Ruggero d’Altavilla innalza i possedimenti del castello al rango di Baronia. Da questa data in poi una serie di famiglie feudali, Aragonesi e Spagnole, reggeranno le sorti del maniero fino all’ultima Signoria dei De Spuches, che nel 1963 ha ceduto il monumento alla Regione Siciliana per i lavori di restauro realizzati sotto il controllo dei Beni Culturali, dal 1973 al 1998. Percorrendo l’attuale via d’accesso al Castello, risalente al XV sec., superato il primo cancello si giunge ad una suggestiva rampa scavata nella roccia, delimitata da una serie di merli da un lato e da un grande edificio dall’altro. Quest’ultimo, costruito nel 1402 per volere di Don Giaimo De Prades, include al centro la scuderia mentre nella parte sovrastante l’Aula per le Udienze indicata all’esterno da tre eleganti finestre “Bifore” e da un bassorilievo in cui è scolpita una Bilancia in Equilibrio, a sottolineare che in tale sala dovevano essere applicate le Leggi del Re secondo Giustizia. Varcato il secondo cancello, ci si trova nella prima Corte Interna denominata Atrio a Tenaglia poiché in caso di assedio i nemici venivano li bloccati e colpiti da tutte le aperture e le terrazze che circondano tale luogo. Qui, a parte l’Ala Prades a sinistra e il “Corpo di Guardia” a destra (XV sec.), si può notare frontalmente la presenza della parte terminale dell’Ala est Chiaramontana (XIV sec.), facilmente distinguibile dal resto della corte per il colore più scuro delle sue pareti. La famiglia Chiaramonte, tra le casate feudali più importanti nella storia politica - militare della Sicilia, con Federico prima e con Manfredi I e III in seguito, resse la Signoria di Caccamo dal 1300 al 1392 trasformando con l’aggiunta di quattro Torri esterne e due interne, quello che era un semplice fortilizio in un maniero storicamente divenuto nespugnabile. Continuando sulla destra, attraversato il terzo ingresso, si accede ad un terrazzino dove sulla destra è posta la Cappella di Corte mentre sulla sinistra si vede ciò che rimane del Mastio del Castello o Torre Mastra, crollata nella parte più alta a causa di un terremoto nel 1823. In quest’ultima, secondo quanto riportato dallo storico Agostino Inveges, l’interno della zona oggi non più visibile era abbellita da un affresco raffigurante la SS. Vergine tipica rappresentazione in uso nel periodo Normanno - Bizantino. Proseguendo si nota un portale ad arcata ogivale chiuso da un cancello, da cui si gode la vista del lago, che conduce ai nove ambienti quadrangolari, ancora chiusi, utilizzati fino al 1850 come carceri. Superato l’ultimo portale, un tempo difeso da un fossato e da un ponte levatoio collocato durante la Signoria Henriquez (1526), si nota sulla destra un cancello che chiude l’ingresso ai Granai del Castello mentre sulla sinistra si apre la vista della Corte Centrale o “Baglio”. Tale spazio, utilizzato come scuderia all’aperto fino al XV sec., fu ricoperto dall’attuale caratteristica pavimentazione a “Tela di Ragno” per consentire la raccolta delle acque piovane nell’ambito dei lavori di restauro compiuti tra XVII e XVIII sec. dalla Signoria Amato. Dello stesso periodo è il portale che conduce nella zona residenziale del Castello e che riporta nella parte superiore il blasone araldico della famiglia Amato, nonché la lapide che commemora la sconfitta dell’esercito angioino nel 1302 per mano delle Milizie del Castello. Il primo ambiente all’interno del “Piano Nobile” è il Salone delle Armi o Salone della Congiura, dove nel 1160 i Baroni Siciliani guidati da Matteo Bonello ordirono il tradimento nei confronti di Re Guglielmo, detto il Malo. Da sottolineare, l’originale soffitto ligneo a cassettoni intagliato e dipinto a mano (XVII sec.), restaurato nel 1800 dalla famiglia De Spuches e la presenza della scala interna che conduce al sottostante “Piano della Servitù” della stessa ampiezza di quello sovrastante, ma che ha conservato i caratteri propri del XV sec. Proseguendo, dalla Sala delle Armi verso sinistra, si accede all’ala residenziale destinata al Principe. Qui è da notare nelle due attigue Sale da Pranzo la fascia decorativa continua dipinta a tempera che lambisce il soffitto, come nei palazzi nobiliari del 1700, mentre in un ambiente attiguo a quella che era l’originale cucina si può osservare il rifacimento del pavimento spicozzato in lastre di Billemi tipico del XV sec. Da non dimenticare la visione esterna della botola, collocata nella cappelletta privata, utilizzata in modo singolare per eliminare gli inconsapevoli Ospiti Sgraditi. Ritornando indietro sui nostri passi rimane da visitare l’ala del Castello riservata alla Principessa. Qui è possibile visitare la Sala del Camino, dove in una parete interna lasciata volutamente senza intonaco si può notare come è cambiato l’aspetto interno ed esterno nei secoli ed in cui è anche visibile una porticina dagli inconfondibili tratti trecenteschi. A seguire quindi, la Stanza da Letto coperta da un soffitto a volta con stucchi di color bianco in stile Luigi XV, relativamente ai lavori intrapresi dalla famiglia Amato nel XVIII sec. Degno di nota anche, per i suoi caratteri aggraziati, l’affresco posto nella parete interna degli attigui locali che ospitavano il gabinetto settecentesco ormai irrimediabilmente perduto. Quindi varcato un breve corridoio, si conclude la visita giungendo nella grande loggia esterna da cui si osserva il sottostante Borgo Medievale e la visione della Valle dove scorre il fiume S. Leonardo. Restauri a parte, per il visitatore sarà comunque facile farsi catturare dal fascino del Castello così da rivivere, nell’immaginario suono sordo dei tamburi o nel garrire degli stendardi al vento, l’atmosfera del medioevo.
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